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In questo articolo cercheremo di mettere in luce alcuni aspetti che spesso possono trarre in inganno i foto amatori, ovvero lo spinoso tema dei profili colore.

Sostanzialmente ogni fotocamera digitale mette a disposizione dell’utente finale almeno due possibili alternative per catturare tutte le sfumature cromatiche del soggetto da immortalare:

  • sRGB
  • Adobe RGB.

La differenza tra i due risiede in quello che comunemente viene definito “spazio colore”.

Il grafico che potete osservare, compara le aree cromatiche visibili dall’occhio umano, (area colorata) con quelle che i  vari profili colore sono realmente in grado di riprodurre.

Risulta evidente che la maglia nera del gruppo è il CMYK  che è in grado di riprodurre scarsamente i reali colori del soggetto fotografato. Questo profilo infatti è destinato alle produzioni di stampe tipografiche, dette offset, per cui è senz’altro quello più idoneo a riprodurre i colori visibili a monitor (quando si lavora in questa modalità), sul prodotto stampato.

I profili superiori sRGB e Adobe RGB sono profili dedicati alla stampa fotografica, ma anche qui occorre fare delle precisazioni e distinguere la materia in due categorie:

  • Stampa chimica tradizionale
  • Stampa a getto d’inchiostro

Proprietà della stampa chimica

La stampa chimica tradizionale, detta analogica, consisteva nel proiettare un fascio di luce attraverso la pellicola negativa, per impressionare una soggiacente, carta fotografica. Il doppio passaggio macchina fotografica – pellicola e pellicola – carta, consentiva di creare stampe positive dai colori piuttosto realistici per l’epoca. Con l’avvento del digitale le cose cambiarono radicalmente.

Le carte fotografiche venivano ora impresse da fasci luminosi molto intensi e l’impressione ossidativa era di gran lunga più incisa. Spuntarono colori mai visti prima.

Ebbene, quei colori erano in verità una frazione ancora più ristretta del profilo CMYK.

Oggi, i risultati maggiormente qualitativi vengono raggiunti dalla stampa a getto d’inchiostro, capace di riprodurre fino al 95% dello spazio colore Adobe RGB, il più esteso dei due profili dedicati alla stampa fotografica.

Le classiche fotografie chimiche dunque, non potendo rappresentare i colori Adobe RGB senza grandemente variare il risultato finale da quello atteso, necessitano di spazi colore più ristretti per evitare brutte sorprese; al contrario con la stampa a getto d’inchiostro sarà meglio usare il profilo Adobe RGB per sfruttare pienamente tutte le potenzialità della vostra fotocamera.

Come scegliere il giusto formato digitale

Dopo aver scelto modalità colore, non dovete commettere l’errore di mortificare un potenziale successo, con un formato digitale troppo compresso.

Per formato digitale si intendono:

  • La dimensione in pixel della vostra immagine.
  • Il tipo di codifica o estensione del file.

Scegliere la dimensione delle immagini

La dimensione di un fotogramma selezionabile in una qualsiasi fotocamera (normalmente S=Small, M=Medium, L=Large), corrispondono grossomodo a delle stampe 13×18, 18×26, 24×36. Con l’opzione maggiore sarà possibile realizzare anche stampe molto più grandi, fino al 70×100 ed oltre, ovviamente questo non sarà possibile con i formati minori. I formati S ed M consentono di archiviare molte più immagini all’interno delle memorie digitali, poiché generano files così detti leggeri, ma evitate di scattare l’intera vacanza in quelle modalità per evitare spiacevoli sorprese dopo.

Scegliere la giusta estensione dei files.

Per estensione si intende il nome della codifica utilizzata per impacchettare tutti i dati acquisiti dal vostro sensore, necessaria per renderli leggibili dalla stampante o dal programma di elaborazione che utilizzerete.

Le estensioni disponibili sulle macchine fotografiche sono essenzialmente tre:

  • .Jpg      (8 bit)
  • .TIFF   (16 bit)
  • .RAW  (32 bit)

Proprietà del formato .JPG

Il .JPG è quello più comunemente utilizzato. Comprime i dati grezzi del sensore in un file che consente 8 sfumature per ogni colore. I programmi integrati nel software delle fotocamere applicano a questi file tutti i filtri di ottimizzazione selezionati e previsti nella vostra apparecchiatura (occhi rossi, riduzione del rumore di fono, attenuazione dell’incarnato per i ritratti). Funziona mediamente bene sempre, riduce notevolmente il peso di una immagine.

Proprietà del formato .TIFF

Il .TIFF è un formato non compresso, che è in grado di rappresentare ben 16 sfumature per ogni colore. Se un jpg normalmente pesa 12mb, il TIFF ne occuperà almeno 50.

Sono files di alta qualità che sfruttano pienamente la gamma Adobe RGB, perciò sono indicati per le stampe di grandi dimensioni.

Non tutti i sistemi operativi li digeriscono facilmente, le anteprime, sia su Mac che Windows, possono risultare piuttosto lente ad aprirsi.

Proprietà del formato .RAW

Il .RAW, è il formato grezzo. Restituisce i dati acquisiti senza alcuna modifica o correzione apportata dal vostro apparato fotografico.

Anche se i files .RAW nascono a 32bit, risultano lievemente più leggeri dei .TIFF.

La loro principale forza risiede nell’ampio margine di correzione che offrono.

Grazie a software professionali, potrete infatti modificare parametri avanzati come la temperatura colore, capaci di variare profondamente l’aspetto del fotogramma senza danneggiarlo.

Sostanzialmente quindi, il .RAW permette di recuperare gran parte degli errori più gravi, restituendo al contempo un files con la massima qualità cromatica possibile. Lavora pertanto ottimamente in Adobe RGB e per questo resta il formato più utilizzato dai fotografi professionisti.

Di seguito alcuni confronti tra differenti profili colore.

A sinistra sRGB, a destra Adobe RGB