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Benvenuti, in questo articolo tratteremo in modo comprensibile un’argomento spinosissimo, spesso fonte di lunghe discussioni tra stampatori ed utenti professionali, ovvero: Qual’è il reale colore di una stampa bianco e nero?

Variabili condizionanti.

Abbiamo visto in un precedente articolo, come la scelta di un profilo colore, piuttosto che un’altro, incida decisamente sul risultato finale osservabile. Per le stampe in bianco e nero la questione è ancora più complessa e condizionabile.

I fattori che influenzeranno il colore delle vostre in B\N sono sostanzialmente quattro:

  • Metodo di stampa.
  • Profilo del fotogramma:  RGB \ Scala di grigio.
  • Punto di bianco e punto di nero del supporto cartaceo di stampa.
  • Fattori di illuminazione ambientale.

Metodi di stampa a confronto: Proprietà e Differenze

Tutto nasce dalla stampa analogica tradizionale. Pochi sanno tuttavia che il processo chimico di sviluppo e stampa fotografica, si distingue in due differenti categorie.

Il vero bianco e nero dunque, è quello realizzato con pellicole, carte e sviluppi specifici per questa tipologia di stampa.

La qualità dei componenti chimici, data di scadenza,  cicli utilizzo e rigenerazione, unitamente al metodo di stampa tradizionale, molto lento e laborioso (fogli in formati standard illuminati dalla proiezione di un ingranditore), innalzano notevolmente i costi di produzione ed il prezzo per l’utente finale.

La stampa digitale o analogica “chimica a colori”, consentono la stampa di immagini in scala di grigio; tuttavia queste non risulteranno mai prive di dominanti cromatiche. Le carte fotografiche chimiche, destinate alla stampa a colori, infatti, hanno differenti tonalità di fondo (celeste per Fuji, magenta per Kodak), e non di meno differiscono tra i diversi lotti di produzione della stessa marca.

Anche se la centratura dei macchinari avviene quotidianamente, a mezzo di misure ottiche spettrofotometriche, in verità la capacità di correzione, dei Minilab o delle stampanti industriali, è oltretutto limitata dallo stato di deperimento dei bagni chimici all’interno del macchinario stesso.

Questi infatti, nonostante i continui rigeneri, tendono ad appassire lentamente.

Il bianco così ottenuto non sarà mai completamente neutro e, specialmente le sfumature di grigio tenderanno ad assumere tonalità tendenzialmente rosse o blu.

Se queste invece risultano verdi o giallo-verdi, probabilmente questo significa che la chimica con la quale hanno stampato la nostra foto è esausta, o molto vecchia.

La stampa digitale a getto d’inchiostro professionale supera agilmente molti di questi problemi. Le carte sono sempre le stesse come gli inchiostri, ma anche in questo caso alcune differenze sostanziali possono emergere.

Profilo RGB \ Scala di grigio: Quale scegliere?  

E’ possibile tradurre qualsiasi immagine digitale in una foto in bianco e nero, sostanzialmente agendo in due maniere:

  • Agendo sulla saturazione dei colori
  • Cambiando metodo di rappresentazione cromatica

Abbassare la saturazione di tutta la banda cromatica di una immagine, significa spostare il grado di intensità di ciascun colore verso lo zero (non è propriamente così ma rende l’idea).

A questo punto la vostra foto, priva di colori, sembrerà una classica foto in bianco e nero, ma in verità le stampanti digitali la interpreteranno sempre come una foto a colori. Il risultato tenderà verso un colore finale tendenzialmente bluastro, o più comunemente detto “freddo”.

Per avere qualcosa di più vicino al vero B\N fotografico, occorre quindi determinare il metodo di rappresentazione cromatica appropriato, ovvero, “Scala di grigio”. Questa modalità eliminerà qualsiasi informazione colore, trasformando ogni punto nella corrispettiva tonalità di grigio.

La stampa finale, risentirà minormente del fattore blu, avvicinandosi al colore del B\N tradizionale.

E’ comunque possibile prestabilire un proprio stile artistico, attribuendo, in RGB, alcune dominanti intenzionali alle vostre stampe, ma non sarà possibile farlo quando si lavora in scala di grigio.

Punto di bianco e Punto di nero.

Ogni carta ha le sue caratteristiche. Anche le le carte fotografiche dedicate alle stampanti a getto d’inchiostro non differiscono all’interno dei lotti di produzione della stessa marca, possono differire tra marche differenti, soprattutto in tre fattori:

  • Punto di Bianco
  • Punto di Nero
  • Gelatina

Il punto di bianco è il grado specifico di neutralità di una carta. Questo fattore è facilmente osservabile per esempio nelle risme di carta da ufficio. Se aprendo una risma ne farete scorrere i fogli come si fa quando mischiate un mazzo di carte, noterete tra i fogli, una leggera tonalità bluastra o violacea. Ciò accade anche con le stampanti a getto d’inchiostro, ma normalmente il fattore è ben compensato.

Il punto di nero, corrisponde alla profondità massima che il supporto di stampa riesce a restituire. Normalmente i supporti di stampa lucida o satinata, riproducono i toni neri con la massima fedeltà, quindi raggiungono il così detto nero assoluto.

I supporti di stampa opaca, come possono essere le tele o le carte cotonate (fine art), non possono raggiungere quell’intensità, pertanto risultano globalmente meno contrastate, ovvero la distanza tra nero assoluto e bianco assoluto è minore rispetto a quella riscontrabile nelle carte fotografiche. Questo tipo di stampa viene normalmente definita “morbida”.

La gelatina è un fattore che può cambiare l’aspetto di una vostra stampa B\N in relazione ai fattori di illuminazione ambientali.

Anche questo termine deriva dalla stampa analogica tradizionale. Essa corrisponde allo strato protettivo lucido o satinato che riveste tutte le foto stampate.

Questo elemento è stato conservato anche nelle carte Inkjet e migliorato. Il maggiore spessore e la particolare formulazione chimica, consentono a questo rivestimento di non trattenere le impronte digitali e di godere, entro certi limiti, di proprietà antigraffio.

Tuttavia l’altezza di questo strato di rivestimento trasparente, può risentire della diffrazione, al suo interno, delle luci ambientali radenti. Per tale motivo, nelle stampe B\N su supporti lucidi o satinati, il colore delle luci ambientali può creare riflessi cangianti, a seconda del punto della casa in cui le osserverete. Le stampe Fine Art risentono meno di questo fattore, pur non restandone tuttavia immuni.

Fattori di illuminazione ambientali 

 

Come potete osservare nella foto esempio, il colore reale di una immagine B\N, seppur stampata con tutti gli accorgimenti del caso, resterà sempre influenzata dall’illuminazione ambientale. L’immagine, riproduce l’effetto risultante dall’irraggiamento della stessa foto, con due gradazioni di luce differenti. Nei laboratori fotografici di un tempo infatti, per il controllo qualità, tutto valutato dall’occhio esperto dello stampatore, venivano utilizzate delle particolari lampade con una specifica gradazione cromatica, espressa in gradi Kelvin.

I ben noti 5600°K corrispondono al colore della luce solare, pertanto, il giudice ultimo che può stabilire con certezza il reale colore di una stampa fotografica in B\N resta la nostra cara e vecchia lampada nucleare di riferimento. Lo sguardo di un professionista del settore è in grado di rilevare anche scostamenti cromatici minimi, nell’ordine dei centesimi di grado.