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Come scegliere il giusto formato di stampa fotografica

Un problema molto frequente di cui tenere conto quando si stampa una foto è quello dei famigerati ritagli o bordi bianchi. A tal proposito è bene tenere a mente che il nocciolo del problema risiede nell’accordare il formato della stampa cartacea con le dimensioni reali del sensore della vostra fotocamera. Quando essi differiscono sensibilmente a quel punto non restano che due scelte:

  • Ritagliare l’immagine riempiendo completamente la stampa, oppure
  • Imprimere nella stampa l’immagine completa, lasciando l’eccedenza di carta in bianco

Occorre a questo punto fare un passo indietro per comprendere l’origine dei formati di stampa classici, ai quali negli anni si sono aggiunti quelli tipicamente derivati dalle fotocamere digitali.

Formati di Sensori e Pellicole


Il formato di riferimento per i sensori delle fotocamere digitali professionali (rettangolo verde più grande) è chiamato full frame. Come vedete è grande esattamente come l’intero fotogramma di un classico negativo 135mm (il rullino delle macchine usa e getta per intenderci). Questo formato origina tutte le stampe in proporzione 2/3, tra le quali troverete quindi: il classico 20×30, il diffusissimo 10×15 ed il dettagliatissimo 30×45. Come avrete notato sono tutti multipli del 10×15. A destra del full frame potrete notare, il raffronto in dimensioni e proporzioni reali tra un fotogramma di una pellicola negativa 135mm ed un sensore micro 4/3 (fotocamere amatoriali micro 4/3).  Oltre ad essere sensibilmente più piccolo, risulta essere anche più corto In larghezza del full frame. Da questa differenza risulterà impossibile riempire completamente ad esempio una stampa 10×15 (proporzione 2/3) senza tagliare l’immagine nei lati superiore ed inferiore; oppure senza lasciare un bordo bianco sui lati sinistro e destro causati dalla mancanza dimensionale del sensore. Per risolvere questi problemi quindi, evitando soprese sgradite, occorre:

  • Conoscere la propria attrezzatura
  • Scegliere il formato di stampa più vicino alle dimensioni del proprio sensore.
  • Ritagliare eventualmente le proprie immagini impostando lo strumento Taglierina dei vostri programmi di elaborazione sulle proporzioni 2/3 o 4/3.

Noterete infine sulla sinistra l’’imponente fotogramma 6×6, sviluppato da Hasselblad per le fotocamere impiegate nelle missioni lunari negli anni 70 e rimasto qualitativamente insuperato per tutta la durata dell’era della fotografia analogica. Oggi tuttavia questo standard resta di esclusivamente sviluppato ed utilizzato dai suoi originari sviluppatori, le cui fotocamere risultano particolarmente costose e destinate a una ristretta platea di professionisti del settore.

Possiamo riassumere quindi che tutti i sensori di formato inferiore al full frame vengono impiegati nelle fotocamere semi professionali, via via scendendo fino ai cellulari.

 

Pixel e sensore

Confondere o associare il numero totale dei pixel (o punti) di un sensore alla sua dimensione reale è piuttosto comune.

I sensori professionali infatti sono composti da pixel più grandi rispetto a quelli utilizzati nei sensori più piccoli. Essendo distribuiti su una più ampia superficie di supporto, essi risultano avere una resa cromatica migliore dei sensori più piccoli che sono quindi più densamente affollati di punti foto sensibili. Pertanto i sensori da 1/4 di pollice possono paradossalmente avere più punti di un sensore full frame, ma tendenzialmente produrranno risultati più “sporchi” con colori meno attendibili.

Il formato full frame (che Nikon chiama FX) offre agli appassionati una opportunità molto interessante che è bene conoscere. Come potete osservare dal grafico sottostante, il sensore FX è grande 1,5 volte il formato semi professionale (DX). Porre un’ottica FX su un corpo macchina DX (4:3) equivale a moltiplicare per 1,5 l’ingrandimento dell’ottica, tuttavia non è possibile fare il contrario, ovvero montare una ottica DX su un corpo macchina FX. La minore dimensione dell’immagine proiettata sul sensore di una FX da parte di un’ottica Dx, (riquadro celeste) lascerà un alone circolare nero intorno all’area impressionata. Dopo il ritaglio dell’area nera noterete un peggioramento della risoluzione dell’immagine (punti dilatati o grana). Alcune macchine professionali FX tuttavia consentono l’uso di ottiche DX ritagliando automaticamente l’area di utilizzo del sensore.

 

Macchine digitali a confronto

Prima di scendere nel dettaglio delle varie fotocamere è bene elencare quindi in modo completo quali sono tutti i formati di stampa 2/3 e 4/3 che vi orienteranno alla scelta più corretta relazione alla vostra attrezzatura:

  • 2/3) 9×13, 10×15, 13×19, 15×23, 18×26, 20×30, 24×36, 30×45, 40×60, 70×100*
  • 4/3) 11×15, 13×17, 15×20, 18×24, 20×25, 24×30, 30×40, 40×50, 50×70

 

Fotocamere Compatte

Sono le più diffuse, versatili ed economiche. Possono alloggiare sensori 4/3 più o meno grandi, in base al loro prezzo. Solitamente hanno ottiche grandangolari con zoom che possono essere anche molto potenti. Panasonic con le sue ottiche Leica è un buon riferimento per le altre marche (generalmente a parità di prestazione, sensore e zoom, costano il 20% di più)  . .

 

 

 

 

 

Fotocamere compatte con ottiche intercambiabili (Mirrorless)

Macchine di ultima generazione, essenzialmente delle reflex senza specchio mobile. Alcune possono alloggiare sensori full frame ed ottiche standard reflex (Fx).

Tuttavia attualmente le più diffuse utilizzano sensori e ottiche micro 4/3 le quali essendo più piccole dello standard Reflex tendono ad attenuare il fenomeno di diffrazione cromatica (sdoppiamento dei colori). Tra i maggiori vantaggi di queste fotocamere possiamo sicuramente menzionare peso e robustezza.

Non avendo né specchio basculante né parti meccaniche (ad eccezione della sola ottica), queste godono di una longevità ed una maneggevolezza impensabile anche per le reflex professionali più rinomate.

 

 

 

 

Bridge camera

In passato hanno rappresentato il primo tentativo di superare il sistema reflex. Sono macchine senza specchio, con mirino elettronico. Incorporano al loro interno tutte le ottiche, generalmente motorizzate, dal grandangolo agli zoom molto spinti. Queste fotocamere utilizzano sensori di terza o quarta fascia, molto piccoli, ideali per riprese video in virtù del ridotto surriscaldamento di esercizio, pur avendo una buona qualità fotografica. Si tratta quindi di fotocamere in larga parte 4/3. Per sapere quale potere di ingrandimento ha la vostra bridge camera basterà moltiplicare la focale minima, (generalmente 25mm) indicata sull’obiettivo, per il numero di X indicato generalmente sulla scatola o sul corpo macchina stesso (Un 42X ad esempio, equivale a un 25mmx42= 1050mm ovvero 21 volte la vista umana).

 

 

 

 

 

Macchina Reflex

Tutti i principi e le caratteristiche di ogni moderna fotocamera digitale provengono da queste macchine. Le prestazioni tendono ancora ad essere massime su questi modelli, anche se ne esistono almeno 3 fasce di prezzo e qualità. Il futuro sembra tendere verso il sistema mirrorless ma ancora l’immagine del fotografo professionista è legata ad apparati molto grossi e pesanti. Il peso ad esempio è un parametro che aiuta a migliorare la stabilità del fotografo e quindi delle foto, ma alla lunga si farà sentire. L’importanza delle ottiche è cruciale per queste attrezzature. Lenti di scarso valore o purezza possono rendere vani tutti i sofisticati progressi dei sensori.

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